Il montacarichi aveva preso una bella botta quando aveva assorbito l’urto della sua caduta. Forse aveva esagerato, ma non c’era tempo per pensarci adesso. La rapidità di esecuzione era tutto in questa operazione. Il piano sotterraneo con la produzione era silenzioso ed illuminato dalle sole luci di emergenza. La linea di produzione dei droni fantasma rimaneva immobile, privata dell’elettricità. Il visore della tuta gli indicava chiaramente dove si trovasse il suo obiettivo. Attraversò in fretta l’impianto produttivo e raggiunse finalmente la porta del data center.
La porta blindata era bloccata. In caso di blackout tutte le serrature elettroniche della fabbrica si chiudevano per vietare l’ingresso a chiunque.
“Lemmy, sono di fronte al data center, mi collego così puoi fare la tua magia” ed estrasse dal palmo un cavo con un’usb-c all’estremità.
“Ricevuto!” replicò Lemmy “Ok, dammi solo un paio di secondi… fatto!”.
La serratura elettronica si sbloccò e Raiden scollegò il cavetto. L’entrata si spalancò mostrando il data center all’interno.
La stanza di fronte a lui era grande quanto un campo di calcio, divisa in quattro grandi vasche rettangolari parzialmente interrate e piene di liquido refrigerante. Queste vasche alloggiavano i server con i rispettivi gruppi di continuità per mantenerli sempre accesi. L’intera stanza era illuminata dalle poche luci di emergenza e dalle luci dei server che lampeggiavano incessanti. L’indicatore all’interno della sua tuta gli indicava che il suo obiettivo si trovava proprio al centro della stanza.
Si mosse rapidamente lungo il corridoio formato dalle vasche e raggiunse il punto di accesso al centro della stanza. Qui estrasse nuovamente il cavo usb dal polso e si collegò
“Ehi Lemmy, sono collegato. Sei pronto?”
“Prontissimo, procedo subito” fece serio Lemmy.
Il fatto che Lemmy si fosse improvvisamente fatto serio gli fece ricordare quanto fosse critica quella fase del piano. Friggere le CPU dei droni già prodotti e contemporaneamente compromettere tutti i backup in modo che non potessero più programmarli, quello era il loro scopo ultimo. Per farlo era necessario aggirare i protocolli di sicurezza agendo in contemporanea sia in locale che sul cloud. Ecco perché si era dovuto infiltrare nella fabbrica.
Il tempo scorreva inesorabile con le note di Thunderstruck che glielo rammentavano ogni secondo. Stava per chiedere aggiornamenti a Lemmy quando sullo schermo di fronte a lui apparve un pop-up con un segnale di attenzione lampeggiante.
“Raiden, ho caricato il malware. Dai conferma al pop-up. Poi questa parte sarà terminata” Disse Lemmy.
Raiden eseguì e confermò “mi scollego e procedo con i server”.
Il malware fece saltare tutto, comprese le luci di emergenza. Ora non doveva far altro che rendere inutilizzabile anche l’hardware. La soluzione più rapida era folgorare i server e bruciare così i circuiti. La sua tuta, non era progettata per incorporare armi, ma era dotata di un sistema ad impulsi elettrici collegato direttamente alla batteria dell’esoscheletro. In pratica, poteva generare scariche fino a 50000 volt.
Inserì i pugni nella prima vasca fino a toccare la superficie plastica dei componenti con gli elettrodi che aveva installati nelle nocche e rilasciò una potente scarica. Non ci fu alcun effetto visibile, ma era sicuro di aver compromesso il sistema. Ripeté il procedimento anche per la vasca vicina. Gli restavano i due data center più vicini all’entrata.
Ogni scarica consumava una buona parte della batteria della sua tuta ed i condensatori avevano bisogno di alcuni secondi per ricaricarsi. Stava per friggere anche il terzo server quando il visore gli diede un allarme per “ostili in avvicinamento”. Erano in otto e nessuno di loro connesso alla rete IA della fabbrica.
“Sono già qui. Hanno fatto prima di quanto pensassi” disse tra sé e sé.
Lemmy gli rispose, convinto parlasse anche con lui “sono Knox e la sua squadra speciale. Fa attenzione Raiden, non sappiamo di cosa siano capaci”.